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Il Tarassaco appartiene alla famiglia delle Asteracee/Composite.

Cresce sui prati e sui terreni incolti fino a 2000 mt. di altitudine.
Di questa pianta utilizziamo tutto.
Le foglie si raccolgono dalla primavera all’autunno. I boccioli in primavera. Le radici vanno estratte in settembre-ottobre.

Il suo nome scientifico Taraxacum deriva dall’arabo e significa “cicoria”, poi è aggiunto l’aggettivo latino officinale per indicarne gli impieghi curativi.

L’uso del Tarassaco come depurativo risale all’antica medicina popolare. Il miglior periodo per utilizzarlo è in primavera, per disintossicarci dalle sostanze tossiche accumulate durante l’inverno.
E’ controindicato per chi ha i calcoli alla colecisti e soffre di ulcera in quanto stimola le secrezioni gastriche.
Oltre all’effetto depurativo, il Tarassaco è anche diuretico ed antireumatico.

Le foglie fresche si possono consumare crude in insalate oppure cotte come gli spinaci ed anche in zuppe e torte salate.
I boccioli si utilizzano come i capperi, dopo averli ben puliti dalle parti verdi e messi in salamoia o sott’aceto.
Le radici invece si possono consumare fresche con il miele di tarassaco, oppure si pestano per estrarne il succo, ma si possono anche essiccare per utilizzarle poi in infuso o decotto.
Il sapore del Tarassaco è amaro.

Siamo quasi al solstizio d’estate e con esso si giunge all’apice dell’espansione delle fioriture e delle colonie delle Api. I nidi di covata sono pieni, sono nate nuove generazioni di nutrici e le bottinatrici riempiono di miele i melari.

La fioritura delle more è ampia e le Api raccolgono polline grigio, ricco nettare.

Giugno è il mese in cui faccio una pausa ed emetto un piccolo sospiro di sollievo. Gli sciami sono nati tutti, le regine si sono fecondate durante i loro voli di accoppiamento e le giovani colonie hanno superato il flusso di nettare estivo. Tra circa un mese incominciano le preoccupazioni per la fine dell’estate: siccità, incendi, furti e varroa.

Questo è il periodo dell’anno in cui torno a guardare meglio dentro gli alveari (in realtà ci torno molto prima se un alveare è forte).
Mi piace lasciare gli alveari a se stessi, monitorando solo i melari.

Nel tardo pomeriggio, grandi nuvole di giovani Api fanno il loro volo di orientamento di fronte all’ingresso dell’alveare. Al mattino, le Api si alzano prima che la luce del sole colpisca gli alveari.
Esse seguono una sorta di ordine naturale che porta pace tra le discordie nel mondo di oggi.

Mi piace a questo punto condividere una tradizione, con radici molto antiche, è la pratica di Raccontare alle Api.

Raccontare alle Api deriva dalla convinzione che esse siano esseri altamente intelligenti ed emotivi. Gli alveari erano considerati un membro esteso della famiglia. Le Api erano anche associate al divino. In varie culture risalenti all’antico Egitto, le Api sono viste come esseri divini collegati agli dei. Più specificatamente sono stati percepiti come messaggeri degli dei: che uniscono il mondo fisico con l’Aldilà. Questa convinzione sopravvisse anche nell’era cristiana, dove le Api furono viste come i piccoli messaggeri di Dio (Santa Rita fu circondata di Api ancora quando era nella culla).

Per questo loro status divino e perché produttrici di miele, in luoghi come la Gran Bretagna, l’Irlanda e la Germania (ma in realtà in tutta l’Europa), la gente avrebbe tenuto al corrente le Api di tutti i grandi eventi. Morti, nascite e matrimoni venivano tutti annunciati o sussurrati a ciascun alveare in un apiario. Si credeva che se non si informassero le Api di una morte avvenuta nella famiglia, esse avrebbero potuto smettere di produrre miele o addirittura fuggire.

Sono di tanti tipi i racconti che si facevano alle Api e, per ottenere buona sorte, felicità e prosperità era usanza comunicare anche un matrimonio oppure la nascita di un bambino, ad ogni singolo alveare.

Questa usanza va oltre gli avvenimenti della famiglia in cui vi sono gli alveari. Si estende anche ai principali eventi e disordini sociali. Le Api devono essere tenute al passo con quanto accade nella comunità umana.
Ho trovato quest’ultima tradizione particolarmente significativa soprattutto in questi ultimi mesi.

E mai come in questo periodo mi sono sentita molto propensa a dire alle Api quello che sta accadendo oggi nel nostro mondo. Ho detto loro della pandemia. Ho parlato loro della crisi economica, degli animali maltrattati, dei bambini che muoiono di fame…insomma le ho rese partecipi di tutto quello che mi circonda.

Parlo con loro anche delle mie emozioni ed in questo caso utilizzo una musica speciale alla frequenza di 432 hertz per connettermi con il cuore. La musica è un linguaggio universale che permette di comprendersi anche se apparteniamo a specie diverse.
Loro mi stanno raccontando dei cambiamenti climatici, e quindi non glielo dico, ma ne discutiamo. Trovo uno strano conforto nel confidarmi con le Api.

Le immagino che mi ascoltano in un modo che va oltre le parole e tocca nel profondo l’anima e il cuore. Mi aiuta a ricordare quanto siamo interconnessi e interdipendenti. Ciò che l’Ape fa ci influenza. Ciò che facciamo noi influenza l’Ape. Dico loro quello che so e, a loro volta loro si confidano con me. Io le osservo a lungo ed è così che comunichiamo. Perché spesso il guardare è solo superficiale o tecnico, invece ho scoperto che nell’atto del guardare consapevole è racchiuso l’atto del vedersi.

Se non hai Api con cui parlare, prova con gli alberi.
Credo che anche loro siano degli ottimi ascoltatori, sempre.

Buon solstizio e bei sogni di notte di mezza estate.

Con amore,

Elena

Il miele è una piccola dolcezza che delizia grandi e piccini. Sempre appetibile e a volte sorprendente per il suo gusto, incanta le papille. Consumato puro su dei dolci, nel latte caldo o nel te a porta la sua dolcezza, il suo tocco zuccherino ed è una piccola carezza spirituale!

Le nostre care piccole api sono sempre straordinarie! Raccolgono nettare o Melata: esse lavorano sodo per produrre la loro preziosa sostanza.
Lo studioso Bernd Heinrich ha anche valutato il loro lavoro: per produrre un litro di miele esse effettuano più di 17000 viaggi e visitano 8700000 fiori!

Legate all’equilibrio del nostro ecosistema è fondamentale battersi per farle sopravvivere!

I benefici millenari del miele – Venerato da numerose culture, il miele ha accompagnato la civiltà nei suoi rituali. Ricordiamo gli antichi greci, per i quali il miele è stato il nettare di Dio e i romani se ne sono serviti anche per le loro ricette culinarie ed anche per fabbricare unguenti e creme.

Il miele è stato utilizzato già nell’antichità per i suoi effetti antibatterici (legati alla sua acidità e ad un enzima che produce acqua ossigenata, un antisettico ben conosciuto). Esso ha anche delle proprietà antinfiammatorie e cicatrizzanti.

Ogni varietà possiede delle virtù che dipendono dai fiori sui quali il polline è stato prelevato: il miele di Timo ed Eucalipto saranno di sicuro i più adatti a pulire l’apparato otorinolaringoiatrico, il miele d’Arancio a lenirlo, il miele di Rosmarino a stimolare la digestione, eccetera.

Una composizione complessa – Il miele è composto per il 75% da zucchero o più esattamente da un insieme di zuccheri (fruttosio e glucosio) direttamente assimilabili dal sangue. Il suo potere dolcificante è di 1,5 volte superiore al saccarosio, lo zucchero bianco a cui siamo abituati quotidianamente. Al suo interno possiamo trovare inoltre acqua, polline 1%, aminoacidi dal 2 al 3%, vitamine (principalmente quelle del gruppo B), polifenoli e oligoelementi.

Con una composizione variabile a seconda delle varietà di miele, esso ha un apporto nutrizionale molto più interessante dello zucchero bianco che contiene soltanto delle calorie vuote. Comunque non bisogna abusarne in quanto il miele resta comunque un alimento molto calorico.

Di Mieli ne esistono per tutti i gusti! – Esistono varietà chiare o scure e sapori così diversi e numerosi tra un miele e l’altro!
I mieli di primavera sono, in generale, chiari come Acacia, Rosmarino, Limone e Arancio e più la raccolta è tardiva durante l’annata più il loro colore è scuro come ad esempio il miele di Castagno.

È in autunno che troviamo dei Mieli con dei bei colori ambrati legnosi sono le melate di bosco, di quercia, di abete.

ape su manuka

Il miele di manuka e i suoi effetti eccezionali – Prodotto dai fiori di un arbusto della Nuova Zelanda (Leptospermum scoparium), cugino del famoso Tea tree e ben conosciuto dal popolo Maori, il miele di Manuka occupa un posto a parte in ragione della sua forte concentrazione in metilgliossale (o MGO). Questa è una molecola antibatterica e antifungina identificata come composto attivo in questo miele dal professor Thomas dell’università di Dresda in Germania; la sua origine risiede nella presenza di un precursore (il diidrossiacetone) nel nettare del fiore del Manuka.

Questa sostanza, presente anche nel miele classico in concentrazione variabile tra  1 e 10 mg per kg, nel miele di Manuka è rappresentata molto concentrata e va da 100 a 800 mg per kg. Questa caratteristica gli conferisce una maggiore efficacia contro alcuni batteri come lo stafilococco aureo e l’ helicobacter pylori, batterio che infetta la mucosa gastrica. Da notare è che il diidrossiacetone è presente solo in alcune cultivar dell’albero coltivato originariamente in Nuova Zelanda.

E’ bene considerare che il Ministero dell’Agricoltura della Nuova Zelanda ritiene che nel 2014 ben 80% del miele commercializzato a livello mondiale come manuka è stato falsificato con l’aggiunta di mieli di altra origine o con sciroppo di mais!

I mieli quindi possono essere classificati in base al loro contenuto in MGO oppure in UMF® (che è il Unique Manuka Factor  proporzionale alla concentrazione del MGO)  e che precisa il grado di attività antibatterica:  per esempio a partire da un tenore in MGO di 250 o più oppure un UMF da 15 o più abbiamo un miele con attività antibatterica  davvero importante ed efficace.

Essendo un miele d’importazione, quello di Manuka è molto costoso. Per ottenere i medesimi risultati possiamo usare il miele di castagno e di melata/di bosco oppure il miele di corbezzolo, tutti prodotti nel nostro territorio italiano, in quanto anch’essi hanno elevati valori antibatterici, e che quindi possono essere utili per le stesse indicazioni del miele di Manuka.